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A me piaceva "volare"

(Foto:Dolomites Sky Race 2012) C’è un momento, quando superi i duemila metri di quota e il sentiero si fa roccia viva, in cui il respiro cambia ritmo. La corsa smette di essere un semplice gesto atletico e diventa qualcosa di diverso: una danza d'equilibrio, concentrazione e puro rispetto per quello che ti circonda. L'amore per il trail running e le skyrace è nato presto, nei primissimi anni di corsa a metà degli anni Duemila. Un’attrazione irresistibile verso le Prealpi e le Dolomiti, verso quelle vette che chiamavano a gran voce. Raggiungere i 3.152 metri della Capanna Fassa Piz Boè con il pettorale spillato sulla maglia è una di quelle sensazioni che ti restano dentro per sempre. A quelle altezze sembra davvero di volare. L'aria sottile ti brucia i polmoni, ma la vista ti ripaga di ogni singolo metro di dislivello. Ma la montagna non regala nulla e non perdona la disattenzione. Se in salita la fatica ti piega, in discesa serve lucidità assoluta. Le discese tecniche sono ...
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The next step!

Il calendario non mente: l'autunno è alle porte e la tabella parla chiaro. Per preparare la Venicemarathon servono i lunghi, serve mettere chilometri nelle gambe e abituare il corpo alla fatica prolungata. Ma non ci si può limitare ad accumulare distanza. In programma ci sono anche molte mezze maratone e per corre delle half marathon bene serve anche reattività, serve brillantezza, serve allenare la velocità. L'estate sembra non voler cedere il passo. Le previsioni preannunciano l'ennesima ondata di caldo anomalo, un nemico silenzioso che alza i battiti e trasforma anche un ritmo medio in un'impresa. E allora come procedere? La soluzione che al momento mi viene più scontata è correre dopo il tramonto. Quando il sole scende e l'asfalto smette di irradiare calore diretto, l'aria cambia. Spostare le uscite impegnative in orario post-tramonto diventa quasi una scelta obbligata. Non si tratta solo di comfort termico, ma di rendimento: correndo con qualche grado in me...

​Un'estate rovente che ha tagliato le gambe

(Foto: Giro delle mura città di Feltre 2009) Ci sono gare che non sono semplici appuntamenti in calendario, ma vere e proprie tappe di una storia personale. Per me, il Giro delle Mura di Feltre è esattamente questo. La prima volta fu nel lontano 2009. Da allora, il ciottolato feltrino l'ho calpestato parecchie volte: nel 2010, nel 2014, nel 2017, nel 2019, nel 2021 e fino al 2023. Ognuna di queste edizioni ha portato con sé una storia diversa. Quella del 2023, per esempio, fu un'esperienza sofferta, arrivata sul recupero da un infortunio che ne aveva condizionato il ritmo e le sensazioni. Eppure, guardando all'edizione che sta per arrivare, la sensazione è ancora diversa: rischia di essere la più impreparata di sempre. Il caldo asfissiante tra luglio e agosto non ha dato tregua. Solo da pochissimi giorni le temperature sono tornate a livelli umani, ma il margine è stato decisamente troppo risicato per mettere nelle gambe i ritmi necessari a una gara come quella di Feltre: v...

L'impronta

Ogni grande viaggio non comincia quando si intravede il traguardo, ma nell'esatto istante in cui allacci le scarpe e decidi di partire. La cosa più importante di una preparazione, alla fine, è la partenza stessa. È il primo passo quello che conta davvero: è lui a lasciare la prima impronta sul terreno, e tutto ciò che accadrà dopo — i chilometri macinati, la fatica, i momenti di crisi e i trionfi personali — sarà sempre e solo il frutto di quel primissimo movimento. Il mio viaggio verso la Venicemarathon è ufficialmente iniziato. Ma prima di pensare agli spettatori e ai ponti di Venezia, c’è una prima tappa fondamentale che mi aspetta lungo la strada. Una sfida di quelle vere, dove non si scherza. Il primo vero obiettivo sul tabellino di marcia sarà il Giro delle Mura di Feltre (BL). Manco da questa gara dal 2023 tra l'altro dopo un periodo molto sfortunato, ed è un ritorno che sento particolarmente. Per chi conosce questa gara, sa bene di cosa parlo: 10 chilometri tosti, musco...

L'uomo sogna di volare (ma finisce per correre)

Nel lontano 2005 i Negrita cantavano che "l’uomo sogna di volare". Una metafora bellissima, certo, ma se ci pensi bene, la realtà è un’altra: l’uomo, più probabilmente, finirà sempre per correre. Correre è la nostra forma di volo con le gambe per terra. È il modo in cui mettiamo le ali ai piedi e ci stacchiamo, anche solo per un attimo a ogni falcata, dalla forza di gravità e dalla quotidianità. Ma cosa ci spinge davvero a mettere le scarpe e uscire dalla porta, giorno dopo giorno? I sogni. Sogniamo traguardi, immaginiamo battiti che accelerano, linee d'arrivo tagliate a braccia alzate, tappe storiche da conquistare, piccole o grandi imprese personali. Il sogno è il carburante segreto di ogni runner. È quella scintilla che ti fa svegliare prima dell'alba quando fuori fa freddo, o che ti spinge ad accelerare negli ultimi chilometri di un allenamento tirato. Nel mondo dello sport , e nella corsa in particolare , i sogni hanno un potenziale immenso: sono l'unica vera...

101

Ci sono numeri che non sono semplici cifre, ma coordinate temporali che accendono una scintilla dentro: 101. Tanti sono i giorni che mi separano dalla Venicemarathon. E domani, si comincia a fare sul serio O forse, si comincia a fare sul serio con calma. La mia preparazione partirà con un approccio ragionato: i primi 17 giorni saranno leggeri, dedicati a ritrovare il focus e, soprattutto, a curare nei minimi dettagli un aspetto fondamentale come l’alimentazione sportiva. Poi, dal 27 luglio, anche le tabelle degli allenamenti inizieranno a cambiare. Gradualmente, senza fretta, un passo alla volta. A 54 anni l'esperienza ti insegna che la fretta è solo una scorciatoia verso gli infortuni, e io questa partita voglio giocarmela bene, fino all'ultimo metro. Ad agosto la strada tornerà a farsi sentire sotto le scarpe con i primi "lunghi" che toccheranno i 30 km. Inutile nasconderlo: questo viaggio ha un sapore diverso. È l'ultimo ballo contro il cronometro per una prepa...

Sarò migliore!

C'è una verità che impariamo chilometro dopo chilometro, ripetuta dopo ripetuta: allenare i muscoli e il fisico è fondamentale, ma se la testa decide di fermarsi, le gambe non vanno da nessuna parte. La mente è il vero motore, il centro di controllo di ogni nostra sfida. Troppo spesso guardiamo gli altri, i loro tempi, i loro traguardi. Ma la verità è che l'unico vero rivale da battere lo incontriamo ogni mattina davanti allo specchio. Il segreto non sta nel compiere imprese titaniche da un giorno all'altro, ma nella costanza di un piccolo, continuo progresso. L’obiettivo deve essere chiaro: cercare di essere migliori del noi stessi del giorno prima. Prendi quello che eri ieri. Accetta il punto in cui ti trovi oggi. Trova lo spunto per fare un piccolo passo in avanti domani. Non importa se senti di essere già sulla strada giusta o se stai faticando a trovare il ritmo: l'importante è non arrendersi. C'è sempre un dettaglio da levigare, un pensiero da focalizzare, un ...