Passa ai contenuti principali

Post

Prosopagnosia

A volte mi capita di guardarmi allo specchio e spesso chiedendomi:"come sei cambiato nel tempo?".  Ma soprattutto:"che tipo dì uomo sei diventato?".  Sono sempre alla ricerca della sfida contro me stesso ma comprendendo che tutto ciò, a breve, avrà un termine e questo non mi dispiace. Ci sono giorni in cui mi sembra di non vivere o al massimo che riesco a sopravvivere in un turbinio continuo di stress, di fretta, di ansia dettata da una vita e da dei ritmi che ormai iniziano a sembrare davvero esagerati. Mi guardo allo specchio e rivedo me stesso da ragazzino quando giocavo ancora a calcio e dove la gente parlava di più, si divertiva di più e conviveva con maggior facilità. Gli anni '80 e la prima parte dei '90 sono stati davvero belli ma soprattutto distanti da oggigiorno. Abbiamo perso la voglia di comunicare nonostante adesso tutti siano connessi dalla mattina alla sera. Allora davvero è diventato più importante un likes su un post più che un "hey là...
Post recenti

Oltre il confine

Viviamo in un’epoca che ha perfezionato l’arte della compensazione. Una giornata pessima in ufficio? Un aperitivo per dimenticare. Troppo stress? Una cena abbondante per sentirsi meglio. Siamo circondati da una comfort zone artificiale che non risolve i problemi, ma li anestetizza. È un cerotto dorato su una ferita che avrebbe bisogno di aria, movimento, verità. Per chi corre, la strada non è un passatempo: è uno specchio. Lungo il percorso si incontrano ostacoli che non sono fatti di cemento, ma di dubbi. In una maratona ad esempio c'è il muro del trentesimo chilometro, certo, ma nella vita di tutti i giorni c'è soprattutto il muro della pigrizia, della stanchezza mentale, della voglia di fermarsi quando i polmoni bruciano. Correre significa scegliere attivamente di stare scomodi! Oltrepassare quel confine richiede una triade di valori che oggi sembrano quasi fuori moda: -Impegno: non quello dei buoni propositi del lunedì, ma quello del mercoledì mattina alle 6:00 e magari sot...

Forte come un fiore nato sull'asfalto

Chi corre da molto tempo lo sa perfettamente! A volte si corre con la sensazione di andare piano ma gli split del GPS dicono il contrario. In altre occasioni si corre con la percezione di andare davvero forte ma il GPS chiarisce che si è nettamente in difficoltà. Inutile negare che il primo esempio è sicuramente quello che si preferisce ma sono situazioni che accadono. Ho sempre pensato che sapersi ascoltare e saper interpretare le proprie sensazioni sia parte fondamentale in questo sport. Se un buon passo ti viene facile dacci dentro! Se i muscoli ti sembrano privi di energie rallenta. Molto più gratificante fare un buon fondo lento piuttosto che correre impiccati, innervositi e alla fine demotivati. In questo periodo, proprio per vivere la corsa nel migliore dei modi, sto facendo parecchi test. Test sulla velocità, sull'alternanza di ritmi più incentrati sul recupero e anche sedute con corsa rigenerante associata ad una parte centrale, circa 20 minuti, di esercizi in corsa. Tutto...

Confessioni di un runner seriale

Era marzo del 2001 quando il mio portafoglio pensò di investire più soldi in prodotti sportivi che non su cose ricreative, per così dire e sicuramente fu una svolta epocale per il sottoscritto. ​I primi anni sono stati caratterizzati dal fatto che correvo senza GPS e senza nemmeno un cronometro. Questo ha fatto sì che la corsa fosse solo rivolta a un interesse fisico. Cioè, a me interessava dimagrire, non correre forte. Nel 2005, però, mi sono messo in testa che forse qualche gara potevo anche farla. Certo, non gare eccessivamente impegnative o distanze troppo lunghe, però qualche gara non competitiva, qualche corsetta paesana, avrei potuto anche metterla in calendario. E così iniziai con una gara da 6 km. Sinceramente non credevo neanche di arrivare a correre 6 km; quando sono arrivato alla fine ho detto: "Caspita, ho fatto 6 km!". Non avrei mai pensato di farne 6. A quel punto ho pensato: "Beh, se ne ho fatti 6, allora la prossima volta ne faccio una da 12", e cos...

Essere o sembrare?

Sono entrato nel mondo del podismo nei primi anni 2000. A quei tempi c'erano molte meno partecipazioni nelle gare salvo quelle più blasonate e importanti. Non c'erano telefonini che facevano foto o video, anzi per la tecnologia del momento era già tanto se riuscivano ad inviare degli SMS che oggi sono superatissimi tra l'altro. Anche internet non era diffuso come lo è ora tanto che per le classifiche si doveva sbirciare su qualche giornale oppure entrare in un internet point altra cosa superatissima. Era il 2002, 2003 e quando si andava a correre molto spesso si sfoggiavano completi davvero imbarazzanti. Non c'era la mania delle scarpe nere con le righette viola, i pantaloni neri con le righe viola, la canotta nera con le righe viola e non si giudicava un runner se correva più forte o più piano. C'era molta più passione, rispetto e meno protagonismo e questo è fuori da ogni dubbio. Negli anni il movimento podistico ha visto un forte aumento sia di praticanti che di ...

Nessuna resa mai!

Prosegue il mio "viaggio" in quest'ultimo anno di preparazioni e di ricerca del proprio limite. Non nego che a volte vorrei spaccare il GPS con un martello, quello più grande e pesante che ho ma mi sono promesso di chiudere la mia "storia podistica" in questo modo e onorerò la decisione. Continuo a ritenere la scelta di un approccio alla corsa meno impegnativo, o quantomeno con meno pretese cronometriche, giusta per poter proseguire con più serenità il mio percorso in questo fantastico mondo del podismo. A 24 ore dalla prossima gara però sono ancora lì che valuto, interpreto e cerco spunti dall'ultima settimana di allenamento e questo fa capire che ci sia ancora qualche cartuccia in canna a disposizione. La Dogi's Half Marathon l'ho corsa già due volte precedentemente e conosco bene il percorso dato che per metà è esattamente la parte iniziale della Venicemarathon. La mia prima volta fu nel 2010 in una edizione non molto fortunata per me dato che arr...

Sto dipingendo il buio...

Cerco sempre di aggrapparmi a qualcosa di positivo e di vedere le cose con più ottimismo possibile. No,  non sempre risulta facile e a volte il buio che certi giorni devo contrastare sembra avere la meglio. Un po' come quando c'è nebbia fitta, sono in macchina e non si vede nulla ma cerco sempre di seguire la segnaletica per non finire fuori strada. Che non sia il periodo più idilliaco della mia esistenza sembra abbastanza palese ma non mi piango addosso. Ogni allenamento lo vivo come una conquista perché a volte vestirsi da runner, allacciare le scarpe e uscire a correre dà esattamente quella sensazione! Così mentre corro i miei pensieri si districano e si tuffano nei ricordi di altri allenamenti magari fatti 20 anni fa. Mi piace non scordare quei primi passi da neofita quando il mondo del podismo mi affascinava e mi emozionava molto più di adesso un po' come quando da piccolo nelle vetrine dei negozi di giocattoli c'era il calcio balilla calamitato, un sogno per i rag...