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Una montagna dietro l'altra

  Foto: Capanna Fassa Piz Boe' 22 luglio 2012 La mia passione per le montagne non è nata da un cronometro, né da una linea di partenza tracciata col gesso. Viene da molto più lontano, da un tempo in cui il mondo si misurava a passi brevi e le mie mani cercavano ancora la sicurezza di quelle di mio padre. Mio papà era un grande camminatore, un fungaiolo esperto e appassionato, di quelli che conoscevano i segreti del sottobosco prima ancora che spuntasse il primo raggio di sole. Fin da piccolissimo mi portava con sé tra le ombre fresche e i profumi intensi del Cadore e del Comelico Superiore. Camminare al suo fianco significava imparare una grammatica antica: ascoltare il fruscio delle foglie, riconoscere gli umori del tempo, rispettare il silenzio e la maestosità della natura. Mi insegnò fin da subito a non temere la salita, a considerare la fatica come un dono e ad avere un profondo rispetto per ogni animale che incrociava il nostro cammino. Ma mio padre mi fece conoscere anche e s...
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Non ti sei mai arreso

(Foto: Auronzo (BL) 4 agosto 2012) Se c’è un filo rosso che attraversa tutta la mia vita, un'impronta profonda che definisce chi sono stato e chi sono diventato, è una sola, semplice verità: io non mi sono mai arreso. Non fa parte di me. Non appartiene alla mia natura, al mio modo di respirare, di cadere e di rialzarmi. Per me la resa non è mai stata un’opzione contemplabile, neanche quando le cose si mettevano male, neanche quando tentavo di restare in piedi nonostante tutto intorno stesse crollando. Quando la corsa è entrata prepotentemente nella mia quotidianità, questa mia ostinazione non ha fatto altro che trovare il suo terreno ideale. Il mio carattere non è cambiato; si è semplicemente adattato al bitume, alle salite, al fiato corto e al rumore dei miei passi sulla strada. Ha preso forma e sostanza attraverso la fatica. Ricordo come fosse ieri i primi tempi. Se chiudo gli occhi, riesco ancora a sentire l'odore di quella decisione imminente, quella sensazione d'urgenz...

Mi son distratto un attimo...

  “Mi son distratto un attimo...”, cantava Vasco in un pezzo di tantissimi anni fa. Solo che stavolta la colpa non è di Alfredo che che si è messo a fare dei discorsi assurdi. Stavolta la colpa è solo ed esclusivamente mia. Il 12 settembre mi sono fermato. Non un dolorino passeggero, non una noia da gestire in corsa: una distrazione al gemello tibiale. Un infortunio che mi ha stoppato come mai mi era successo prima d'ora. A guardarlo a posteriori, con più di venticinque anni di corsa nelle gambe, è stato un errore banale, quasi stupido. Ma le lezioni più dure arrivano sempre quando pensi di sapere già tutto. Ho passato un’estate a macinare chilometri a ritmo blando, tenendomi a freno per via di un caldo spesso torrido e soffocante. A fine agosto mi trovavo con una solida base di fondo, tanta resistenza, ma pochissima velocità nelle gambe. Poi è arrivato settembre, con le sue prime serate fresche, quelle che a chi corre fanno venire una voglia matta di spingere. Ed io in effetti l...

Un passo alla volta

  (Foto:10 Miglia del Montello 2007-Montebelluna (TV) Il 2007 non fu un anno come gli altri: rappresentò una vera e propria pietra miliare nell'affinamento di quella che, ormai, non era più soltanto una semplice passione domenicale, ma un pilastro fondamentale della mia identità. Guardandomi allo specchio o guardando le gambe dopo un lungo allenamento, dovevo ammetterlo a me stesso: ero ancora, a tutti gli effetti, un neofita del podismo. Ma era proprio quella condizione di "principiante costante" a regalarmi una libertà straordinaria. Nelle gare a cui partecipavo, la mia posizione di partenza era rigorosamente una: l'ultima fila. Lì, in fondo al serpentone colorato di atleti, dove il vocio della tensione si mescolava all'odore dell'olio canforato e al bip dei chip delle scarpe, mi sentivo a mio agio. Non mi importava affatto se le mie capacità o i miei tempi mi avrebbero consentito di avanzare di qualche griglia; sapevo che in termini di cronometro finale sar...

L'anno zero

  (Foto:12 marzo 2006-3ª Trevisomarathon) C’è una linea d’ombra molto sottile tra la passione e la sconsideratezza. Chi corre da anni sa benissimo dove si trova quella linea: la rispetta, la studia, la calcola al millimetro. Ma quando sei agli inizi, quel confine semplicemente non lo vedi. Sei cieco, sordo alla logica, spinto unicamente da una forza primordiale che si chiama entusiasmo. Il 2006, per me, è stato l’anno zero. L’anno in cui sono sbarcato su un pianeta sconosciuto fatto di rituali arcani, odore di canfora, abbigliamento fluorescente e una motivazione strabordante, del tutto sproporzionata rispetto alle mie reali capacità fisiche. A inizio anno, se mi guardavo allo specchio la diagnosi era impietosa: ero ancora visibilmente sovrappeso. La bilancia oscillava spietata tra gli 80 e gli 83 chilogrammi. Eppure, dentro di me, io non vedevo quei chili di troppo. Vedevo già la sagoma di un atleta scattante, leggero, capace di divorare l'asfalto. Sognavo, come un bambino sogna l...

L'alba

L’alba di un nuovo giorno, quando decide di arrivare per cambiare una vita, quasi mai si presenta armoniosa o con un'esplosione di luce dorata stile film. Molto più spesso ha il sapore amaro di un risveglio sbagliato. Per me arrivò sotto forma di un’afa soffocante, intrappolata tra i teli di plastica di una tenda da campeggio a Lignano Pianeta, in una mattina qualunque d'agosto del 2000. Mi svegliai con la testa pesante, la bocca impastata e uno stomaco che chiedeva pietà. La sera prima avevo mangiato senza ritegno, ma in quell'epoca non faceva quasi notizia: abbuffarsi era una consuetudine, un modo superficiale per riempire le giornate. Venivo da un periodo complicato, segnato da un incidente stradale tanto stupido nella dinamica quanto pienamente meritato per la mia condizione alcolica. Ero lì a leccarmi le ferite, con un gusto amaro dettato dalle paranoie che mi tormentavano non poco, avvolto in un senso di frustrazione e di resa. Guardandomi allo specchio del bagno del ...

Nostalgie a fuoco lento

  C’è un momento preciso, quando corri, in cui il rumore del mondo esterno si spegne e resta soltanto il ritmo del tuo respiro, insieme al battito regolare dei passi sull'asfalto o sui sentieri. In quel silenzio in movimento, la mente inizia a viaggiare. Ripensa a dove tutto è iniziato, alle strade percorse, ai traguardi tagliati e a quelli mancati. Nostalgie a fuoco lento nasce esattamente da questo tipo di pensieri. Non è il manuale di un campione, né la celebrazione di una carriera di successi incisi nella pietra. È il racconto sincero e viscerale della mia vita con le scarpe da corsa ai piedi: dal giorno in cui ho mosso i primi passi incerti, spinto da una semplice curiosità o dal bisogno di mettermi alla prova, fino all'ultima gara, quella in cui ho capito che era giunto il momento di chiudere il capitolo delle competizioni agonistiche. In mezzo a questi due estremi c'è stato di tutto. Ci sono stati passaggi di pura felicità, quell'euforia indescrivibile che ti tra...